Edizioni Kaplan
L'incontro fra la danza classica, moderna contemporanea e il mondo dell'immagine in movimento produce la nascita di un genere, la Screendance, nella quale i due ambiti sono indissolubilmente legati per sperimentare il rapporto fra corpo, immagine e movimento. In questo libro non si parla di musical, ma di opere realizzate in pellicola, in video, in digitale e in animazione sia tradizionale che digitale, che utilizzano la danza per creare un linguaggio audiovisivo innovativo che spazia dall'astrazione all'utilizzo simbolico dell'icona del corpo a muovi modelli di narrazione.
Ce livre vise à tracer - en guise de fil d'Ariane - une cartographie de la théorie et de la pratique du cinéma de Jean Epstein à partir de sa relation avec l'idée de réel dans son évolution, en tenant compte des contextes culturels qui ont pu l'influencer. Dès le lendemain de la première guerre mondiale, nombre de réflexions d'ordre esthétique apparaissent autour du réel cinématographique, notamment du cinéma de non-fiction. Epstein, comme Ricciotto Canudo, Émile Vuillermoz, Louis Delluc et Germaine Dulac, voit souvent en celui-ci le lieu privilégié de la photogénie. Chiara Tognolotti et Laura Vichi explorent la façon dont le cinéaste participe à cette réflexion, comment il se l'approprie et l'intègre pour faire évoluer sa pensée jusqu'à ses derniers travaux. S'appuyant sur un certain nombre de documents d'archives - articles de revue et journaux, projets de films, écrits inédits, fiches de lecture - les auteures essayent d'esquisser les lieux les plus marquants du terroir de la pensée epsteinienne qui semble posséder les formes d'un archipel se détendant en une mer imaginaire qui arrive à effleurer la pensée contemporaine sur le cinéma.
Buona parte dei filmati italiani girati durante la Grande guerra è andata perduta. L'impatto che abbiamo con le immagini superstiti, spesso sbriciolate in nuovi contenitori filmici che poco hanno a che vedere con gli "originali", è lo stesso di quando ci troviamo di fronte a un edificio o a un monumento tardo-medioevale costruito con pietre dell'antichità: spostate, riutilizzate, ricombinate. Ne intuiamo la provenienza ma stentiamo a immaginarci la forma dell'antica costruzione da cui provengono. Alla storia di queste immagini e dei percorsi di riconfigurazione testuale che ne hanno accompagnato la sopravvivenza, è dedicato il primo volume di quest'opera.
La straordinaria avventura di cinquant'anni di vita della videoarte viene qui raccontata con la formula di un manuale agile che cerca di coniugare processi storici con analisi linguistiche, guidando il lettore a scoprirne i protagonisti, le tendenze, le estetiche.
La straordinaria avventura di cinquant'anni di vita della videoarte viene qui raccontata con la formula di un manuale agile che cerca di coniugare processi storici con analisi linguistiche, guidando il lettore a scoprirne i protagonisti, le tendenze, le estetiche.
Crisi, emergenze, catastrofi. I fatti dell'11 settembre 2001 hanno inaugurato un millennio in cui sembrano intensificarsi guerre e conflitti, pandemie, emergenze ecologiche, e il nuovo disordine mondiale genera impoverimento e disuguaglianze, esaspera paure personali e collettive. Con un approccio interdisciplinare che non trascura cenni storici, antropologici e sociologici, il libro propone l'analisi di un ampio ventaglio di opere realizzate da artisti di vari paesi del mondo nell'ultimo quindicennio su emergenze e crisi planetarie. Una produzione "deterritorializzata", in cui la pratica e l'etica del cinema del reale sono recuperate in modo innovativo, tra le estetiche incerte degli smartphone e l'eredità del cinema sperimentale e della videoarte in dialogo col digitale.
Il giovane italiano di Gli uomini, che mascalzoni... (1932), il simpatico maresciallo della serie dei Pane, amore (1953-1958), l'eroe per caso del Generale Della Rovere (1959) o il conte decaduto di Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!! (1974): sono solo alcuni dei moltissimi personaggi interpretati da Vittorio De Sica nella sua lunga e fortunata carriera d'attore. Ricostruire le fasi di questa carriera significa attraversare cinquant'anni di storia del cinema italiano, seguirne i mutamenti interni più significativi, leggendoli in parallelo con l'evoluzione di uno stile di recitazione che si è mosso tra la tradizione teatrale italiana e l'innovazione delle teorie novecentesche dell'attore, tra lo spettacolo di rivista e quello cinematografico, tra la recitazione e l'impegno nella regia. Significa anche, però, fare un viaggio nella storia culturale italiana, e ripensare alla rappresentazione di un carattere nazionale con il quale è difficile, ancora oggi, fare i conti.
A partire dalla sua comparsa sul mercato alla fine degli anni Novanta, l'edizione in DVD ha giocato un ruolo di primo piano nei processi di trasformazione e ridefinizione dell'"oggetto-cinema" e delle pratiche di fruizione del film. Attraverso la proposta di "extra" o "contenuti speciali", l'edizione in DVD modifica l'esperienza del film, da una parte appropriandosi delle qualità dell'esperienza della visione in sala, e dall'altra facendo uso delle forme di personalizzazione caratteristiche dei media digitali. Questa logica dell'ambivalenza costituisce il filo rosso che si dipana lungo il percorso offerto dai saggi qui raccolti (anche di studiosi internazionali, protagonisti delle ricerche in questo particolare ambito) e rende il DVD un punto di osservazione privilegiato per indagare i cambiamenti del cinema nello scenario mediatico contemporaneo.
I film sono straordinari dispositivi emozionali: ci attraggono e ci coinvolgono, ci toccano e ci fanno sperimentare passioni spesso laceranti, ci muovono dentro e al fianco dei personaggi sullo schermo, e ce ne fanno condividere la sorte e i sentimenti nella forma di un'esperienza di partecipazione che si prolunga ben oltre l'ultimo fotogramma. All'incrocio tra semiotica e fenomenologia, il libro esplora le complesse dinamiche cognitive ed emotive al centro dell'esperienza cinematografica, rinnovando il dibattito teorico attorno a temi di grande attualità, come quelli delle passioni e del corpo.
Non un libro su Pastrone ma di Pastrone. Attraverso scritti autobiografici, studi scientifici, carteggi privati e appunti, riemerge la sua vita straordinaria: l'infanzia ad Asti, l'attività di violinista e la determinante passione per la musica, l'avventura nel cinema e la controversa collaborazione con D'Annunzio, la lunga sperimentazione medica, il legame con Maria Adriana Prolo e molto altro.Lo stupefacente autoritratto di una mente geniale, che si compone, pagina dopo pagina, attraverso testi inediti emersi durante una ricerca durata quasi venti anni.Un appassionante viaggio nell'universo di "Piero Fosco", alias Giovanni Pastrone, alla scoperta di uno dei più misteriosi e controversi personaggi del Novecento.
Sepolti al fondo di quel grande oceano costituito da archivi e cineteche, si nascondono ancora continenti da scoprire. Uno di questi è sicuramente il rapporto fra il cinema muto italiano e le arti. è l'oro di Atlantide del cinema nazionale d'inizio secolo: uno scrigno di idee, discorsi, anticipazioni, e meravigliose false partenze, su cui per anni sembrava caduto l'oblio. Grazie a un paziente lavoro di ricerca, Céline Gailleurd, insieme a studiosi e studiose provenienti da paesi diversi, riesce oggi a recuperarne la memoria. I saggi contenuti in questo volume non solo rinnovano la questione estetico-artistica relativa al primo cinema italiano aprendola a nuove interpretazioni, ma testimoniano anche la volontà di favorire una sinergia internazionale, valorizzando i fondi degli archivi cinematografici nazionali e internazionali, e le competenze di chi vi lavora al loro interno.
In the early 1910s, Italy was world leader in cinema with its spectacular films of Roman and Carthaginian antiquity. Despite their innovations in storytelling and mise en scène, filmmakers like Guazzoni and Pastrone also looked backward to the 19th century, by appropriating not only literature and theatre, but also painting, which has been hitherto little researched. `Archaeologist' painters like Gérôme, Alma-Tadema and Rochegrosse, who combined painstaking historical research with their own imagination of antiquity, thus experienced a second life in the 20th century medium of film. Thanks to the use of mechanical reproduction, their works became part of public memory and were reused by filmmakers, most evident so in two key films of the early years of Italian cinema: Quo vadis? (1913) and Cabiria (1914). Yet, particularly for Cabiria, this book also creates a new archaeological framework from which to approach early Italian epics.
Adattare o piuttosto "disadattare" Pirandello? Su questa seconda possibilità si orienta questo libro sin dal titolo, Pagine girate, nel doppio senso di "voltare pagina" e "girare" ex novo con la macchina da presa le celebri "pagine" narrative e sceniche pirandelliane. Per oltre un secolo, infatti, la galassia dell'audiovisivo è incorsa nel fraintendimento della fedeltà all'originale che il concetto di "adattamento" alimenta, a differenza del "disadattamento", che invece rende coerenti e sostenibili le esigenze specifiche del mezzo filmico. Occorreva perciò uno sguardo capovolto, d'opposizione, per restituire ai film la parte che spetta loro nell'affrontare l'autorità e i testi di Pirandello. Il sottotitolo, Nuovo cinema Pirandello, rimarca la necessità di una svolta innovativa per studiare e restituire diritti d'autore supplementari a registi e attori, sceneggiatori e produttori che, sul grande e sul piccolo schermo, hanno assecondato il perpetuo "sentimento cinematografico del contrario", introdotto da Pirandello stesso, quando ha provato a disadattare da solo la sua narrativa e il suo teatro. La seduta spiritica cui partecipa Mattia Pascal è perciò il segno inconfondibile che la fitta filmografia pirandelliana, quasi evocando il fantasma di Pirandello, ha ereditato e rilanciato in un presente inconoscibile e fitto di terreni misteri.
I fashion film sono un nuovo genere audiovisivo in grado di generare una visione innovativa della moda, miscelando linguaggi di ricerca come le avanguardie artistiche, il cinema sperimentale e la videoarte, con esigenze di mercato. In questo libro gli autori tracciano una mappa delle produzioni più radicali dal punto di vista estetico, individuando esperienze autoriali di particolare rilievo.
Le sigle delle serie TV realizzate dagli anni Duemila in poi si configurano come brevi opere autonome dove l'osmosi fra linguaggi sperimentali audiovisivi del passato e innovative estetiche digitali crea affascinanti ibridi autoriali, in grado di condensare in pochi secondi la serie TV di riferimento e di conferirle un'identità riconoscibile. Il libro presenta, analizzando nel dettaglio le opere più esemplari, alcuni degli autori più significativi di questo nuovo genere audiovisivo.
Questo libro mostra con una certa evidenza, e fin dal sottotitolo, l'intenzione dell'autore di tornare a puntare i riflettori sul linguaggio della scena del primo periodo dell'operatività artistica di Carmelo Bene. Troppi lavori, egli ancora in vita e dopo la morte, sono state concepiti con l'intenzione di esaltare l'epoca successiva della sua elaborazione attorico-registica e troppo, a parere dell'autore di queste note, si è insistito sulla poetica in sé - con l'intenzione non sempre implicita di esaltare l'attore magnifico `elevandolo' a filosofo - mentre questa mostra tutta sua reale grandezza proprio, e soltanto, se la si mette in rapporto con l'operazione scenica che ne consegue: è lì che si riscontra un elemento di forza, non certo impercettibile, che muove da un'intenzione ben precisa dell'artifex di voler creare un'espressione scenica che sia antagonistica a quella del tempo essendo il suo artefice antagonista anche e proprio allo spirito di quel tempo. Quando questa spinta propulsiva nei confronti dell'arte del teatro, e poco più tardi del cinema, viene intenzionalmente smussata e, per così dire, addolcita, le cose cambiano. Il resto del discorso, che non può essere in alcun modo conclusivo, è nel libro.
I cortometraggi e i video di Zbigniew Rybczy´nski hanno segnato l'immaginario di un'epoca, quella degli anni Ottanta a Novanta del Novecento. Geniale sperimentatore di linguaggi, innovatore di tecnologie, instancabile ricercatore di estetiche che guardano al futuro, l'artista polacco . ancora oggi uno degli autori pi. interessanti del panorama mediatico contemporaneo. Questo libro traccia una storia delle sue avventurose visioni, analizzando le sue opere pi. importanti, dalle animazioni in stop motion ai video musicali e alle opere video realizzate con innovative sperimentazioni in chroma key
Tra la crisi di fine secolo e la Prima guerra mondiale il cinema diventa anche in Italia un'esperienza sociale diffusa, capace di attirare spettatori di ogni età, genere e classe. Negli stessi anni la scuola italiana prova a rinnovarsi, e la riflessione pedagogica vive una fase di maturazione critica, sviluppando un confronto intenso e profondamente radicato nella società. La scuola che si vede vuole raccontare l'intreccio tra queste due stagioni per molti aspetti straordinarie nella storia dei media e dell'educazione in Italia. La possibilità che le immagini animate assumano un ruolo decisivo nell'azione educativa alimenta un confronto febbrile, animato da ministri giolittiani, massoni, sacerdoti progressisti, liberali conservatori, radicali repubblicani, gesuiti, socialisti, giovani maestre, direttori didattici, professori universitari, giornalisti, economisti ecc. I numerosi interventi sul tema (di cui si propone una rappresentativa selezione) mettono a fuoco i problemi cruciali di un paese che sta costruendo la sua strada verso la modernità, ma non solo: dal dibattito emerge anche una riflessione profonda sul cinema, attenta a raccordare la funzione sociale del medium con la ricerca delle sue specificità espressive.
Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento il sistema dei media e il sapere neuroscientifico vivono un comune destino di epocale modernizzazione: da un lato, il cinema si afferma rapidamente come la più popolare esperienza comunicativa e spettacolare dell'Occidente, dall'altro gli sviluppi della ricerca neurologica, psicologica e psichiatrica consolidano la conoscenza dei fenomeni percettivi e mentali. Anche in Italia, così come in Francia, in Germania e negli Stati Uniti, le scienze della mente si mostrano da subito interessate a studiare il cinema e i suoi spettatori. Il nuovo medium è quindi posto al centro di una riflessione scientifica poliforme ma tutt'altro che occasionale: psicologi come Mario Ponzo, Agostino Gemelli, Sante De Sanctis e Cesare Musatti, neurologi come Giuseppe D'Abundo e Liborio Lojacono, fisiologi come Carlo Foà e Mariano Luigi Patrizi, psichiatri come Giuseppe Vidoni, Guglielmo Mondio e Fabio Pennacchi, studiano gli aspetti percettivi ed emozionali della ricezione spettatoriale, il ruolo assunto nella visione in sala dall'illusione di realtà, dalla memoria e dall'attenzione, i problematici effetti psichici e sociali prodotti dal cinema, ma anche le sue promettenti potenzialità pedagogiche. Il presente volume, corredato da un'antologia di testi d'epoca, si propone di offrire un contributo lla conoscenza e allo studio di queste riflessioni della comunità scientifica italiana, maturate in un periodo decisivo non solo per la storia delle scienze psichiche e per la storia del cinema ma anche, e soprattutto, per la problematica costruzione della moderna soggettività novecentesca.
Nel cuore degli anni Trenta Rudolf Arnheim fu tra i principali animatori del dibattito italiano sul cinema. Le tracce di quella fugace ma intensa stagione, segnata da una rocambolesca fuga a causa delle leggi razziali, rischiavano di andare perdute. Questo volume riporta alla luce un consistente corpus di articoli e saggi apparsi sulle più importanti riviste specializzate dell'epoca, a testimonianza del signifi cativo ruolo che Arnheim ebbe nel panorama culturale del nostro paese e dell'importanza che la sua parabola italiana ricoprì nella maturazione del successivo lavoro. Ad emergere è un volto inedito di Arnheim, acuto osservatore della produzione cinematografi ca internazionale e ponderato divulgatore degli aspetti psicologici e tecnologici dell'arte delle immagini in movimento. Una voce autonoma, originale e diretta che ancora oggi può parlare agli studiosi e agli appassionati di cinema.
I diciotto saggi qui raccolti, dedicati all'analisi di film e serie TV, intendono tracciare i contorni di una mappa sintomatica dell'America degli anni Zero e oltre. Un insieme di forme narrative e stilistiche, di autori e generi, di strategie produttive e convergenze mediali in grado di raccontare e mostrare alcuni aspetti dell'identità americana all'alba del nuovo secolo. La global Hollywood e la global America, che fanno implicitamente da sfondo ai testi e contesti convocati in queste pagine, non solo non rimuovono la necessità di fare i conti con l'essere americani, con la Storia della Nazione, con la sua ideologia, ma anzi la rilanciano all'ennesima potenza, dopo il trauma dell'11 settembre che viene quasi subito a segnare indelebilmente gli anni Zero; un trauma che si è immediatamente posto come major event, sia in senso fattuale che simbolico, costituendo una soglia rispetto alla quale ogni riflessione e ricognizione sull'americanness, per tutto il decennio successivo, sino a oggi, si è, almeno implicitamente, misurata. Con saggi di: Giaime Alonge, Pier Maria Bocchi, Paola Brembilla, Giulia Carluccio, Andrea Chimento, Lorenzo Donghi, Riccardo Fassone, Leonardo Gandini, Luca Malavasi, Giacomo Manzoli, Andrea Mattacheo, Attilio Palmieri, Guglielmo Pescatore, Mariapaola Pierini, Matteo Pollone, Roy Menarini, Hamilton Santià.
La costruzione del petrolchimico Anic Gela, a seguito della scoperta del petrolio nel 1956, segna l'inizio del grande sogno industriale per il Sud. Enrico Mattei, attraverso il braccio operativo dell'Ufficio Cinema, chiama a raccolta i nomi più importanti del cinema documentario del tempo (Vittorio De Seta, Joris Ivens, i fratelli Taviani e Valentino Orsini, Gilbert Bovay, Giuseppe Ferrara, Piero Nelli e Massimo Mida) che danno vita a una narrazione nitida e coerente rappresentando la miseria del mondo rurale siciliano e la necessità di avviare un radicale processo di modernizzazione di tutto il Mezzogiorno. A distanza di oltre mezzo secolo, è facile rendersi conto del fallimento di quel sogno, perché studiare il cinema d'impresa ci permette di capire l'evoluzione della nostra storia recente, di quella politica ed conomica, ma anche di quella sociale. Per una speranza affamata prova a fare proprio questo: a mettere ordine tra le immagini, i desideri e le paure della Sicilia di allora e di oggi.
Et si le cinéma se racontait aussi par la voix et le son ? L’immagine evocata explore le dialogue secret entre image et narration sonore, à travers les œuvres de Cocteau, Godard, Rohmer et Truffaut.
Le cinéma fantastique, miroir de nos peurs et de nos rêves, devient ici un objet d’étude sociologique passionnant.
Film comico, film a episodi, film opera, film rivista, "western italiano"... Pur essendo tra i periodi meno studiati nella storia del cinema nazionale, i primi anni Cinquanta schiudono una sorprendente varietà di pratiche di genere, talvolta effimere, talvolta destinate a perdurare. Il volume interroga quel cinema attraverso l'indagine dei legami con la tradizione realista, il confronto con i più accreditati modelli di teoria dei generi cinematografici, l'analisi comparata di figure e topoi ricorrenti. L'obiettivo è quello di capire in che modo e attraverso quali procedimenti testuali esso dà vita, se non a generi nel senso solitamente attribuito al termine, sicuramente a film di genere, riconoscibili come tali a partire dalle attrazioni che propongono.
Questo libro nasce dal desiderio di ripercorrere un decennio di vita del cinema italiano, gli anni Cinquanta che, stretti tra il neorealismo e la modernità degli anni Sessanta, appaiono, a ogni rinnovato studio, un campo prezioso di esercizio per trascorrere dal vecchio al nuovo, dalla tradizione a forme rinnovate per il nostro cinema. E studiando questo periodo si incontra Giorgio Bassani come uomo di cinema. Un aspetto, questo, sicuramente minore rispetto alla mai abbastanza celebrata personalità di fine letterato e di indomito intellettuale. Ma un aspetto che ci permette di rileggere il cinema di quegli anni come grande momento di elaborazione di un passato prossimo, di un'eredità cogente, di una storia appena trascorsa, ma anche come volano per intraprendere spericolate strade divergenti, rotte alternative che puntano a un orizzonte che appena si intravede. Seguire le tracce lasciate dalla relazione di Bassani con il cinema italiano significa, dunque, prendere le mosse da una biografia, dalla storia di una vita, e ritornare sentimentalmente a un periodo che ha visto letterati impegnati a fianco di personalità del mondo del cinema tentare la bella impresa del confronto, animati dall'idea di fondare una nuova forma di scrittura intermedia e contemporanea.
Il cinema di Lanzmann non è solo il cinema della Shoah, dell'Olocausto, come ancora alcuni preferiscono denominare la più grande tragedia del ventesimo secolo, ma è una continua riflessione, un work in progress di carattere squisitamente intellettuale, sul potere del cinema, sui valori della libertà, della resistenza, della politica, della guerra e della strategia per la sopravvivenza; ognuna di queste tematiche si ripresenta di film in film (sia in Shoah che nelle opere dedicate alla delicata situazione socio-politica di Israele), evidenziando come tutti e cinque i film del regista francese siano, in fondo, un'unica grande riflessione sul cinema come urgenza del pensiero.
Il music video nasce da esigenze commerciali e deve spingere il linguaggio che adotta, non solo per stupire ma per adempiere un compito delicato: visualizzare la musica. Si pone all'incrocio tra commercial, cinema (musical, d'avanguardia, rock-movie, ma non solo), videoarte, e televisione. È una forma febbricitante, sempre in mutamento, sia nella ricerca estetica che nelle possibilità di ibridazione con altre forme di arte e di comunicazione audiovisiva.